La Repubblica delle Idee, ai tempi del giornalismo digitale

Dal 15 al 18 giugno arrivano a Bologna gli eventi (gratuiti) organizzati dal quotidiano

IN BREVE   Cosa: La Repubblica delle Idee 2017 Dove: Bologna Quando: 15-18 giugno 2017 Costo: gratis Info: Sito La Repubblica delle Idee

di Andrea Marino

Torna dopo cinque anni a Bologna la Repubblica delle Idee, la rassegna di quattro giorni – dal 15 al 18 giugno – a cura del quotidiano che propone dibattiti, incontri, musica ed eventi culturali. Quella sotto le Due Torri fu la prima edizione di una manifestazione che si è rivelata vincente e itinerante: toccate già undici città dall’inizio, con diverse proposte ogni anno. Tanti gli appuntamenti notevoli, tra cui segnaliamo i concerti di giovedì 15 con Lo Stato Sociale e quello dei Negrita, venerdì 16, stesso giorno dell’incontro con i genitori di Giulio Regeni. Da appuntarsi anche lo show di Zoro e la sua banda, sabato 17, e l’intervista di Luca Valtorta a Igort, domenica 18. Il programma completo di questa edizione, “Orientarsi nel disordine del mondo”, è qui. Segnaliamo che durante la Repubblica delle Idee verrà sospesa la rassegna della Cineteca in Piazza Maggiore, Sotto le Stelle del Cinema.

A un lustro di distanza, si riparte da dove si era cominciato. Il principale dei cambiamenti – subiti o compiuti – dai grandi giornali in questo periodo è il passaggio, ormai quasi completamente avvenuto, dal cartaceo al digitale. Secondo i dati di Ads (Accertamenti Diffusione Stampa) Repubblica nel 2007 aveva una diffusione media (non di vendite effettive, che di solito sono circa un 10% in meno) di 621.665 copie, nel 2012 erano 396.588, nel 2017 i dati di gennaio (non ancora definitivi) sono di 207.092 copie. Chiaramente, il fenomeno non riguarda solo Repubblica ma è generalizzato.

Molti di questi lettori si sono spostati sul web, dove le pagine dei giornali hanno continuato a crescere. Secondo i dati di Alexa.com, quello di Repubblica è il settimo sito più visitato d’Italia, dopo Google (.it e .com), Youtube, Facebook, Amazon e Wikipedia. In sostanza, è il primo nella produzione di contenuti d’attualità, confermandosi un punto di riferimento culturale nel Paese. Il Corriere della Sera, che mantiene ancora il primato sul cartaceo, è al dodicesimo posto tra i siti web.

La conversione al digitale sembra che più che uccidere i giornali li stia trasformando. Al riversarsi dell’informazione sul web si moltiplicano le possibili fonti e si accelerano i tempi di pubblicazione. Ne derivano benefici per il lettore, ma anche il rischio di informarsi male, attingendo a piene mani da siti non attendibili, oppure, peggio ancora, il rischio che i siti con contenuti genuinamente giornalistici possano abbassare il loro standard per produrre di più e più in fretta. E se viene svilito il lavoro e l’importanza della qualità, le ripercussioni sui giornalisti, chi il giornale lo fa, sono immediate.

Il paradosso della digitalizzazione dell’informazione sta nel fatto che mentre molti lettori si sono spostati sul web non altrettanti inserzionisti pubblicitari hanno fatto lo stesso. Generalmente, c’è una minore disponibilità a pagare per le pubblicità online cifre paragonabili a quelle spese per il cartaceo, anche se la diffusione in alcuni casi è anche superiore rispetto ai “bei tempi” della carta stampata.

Finora gli esperimenti del giornalismo a pagamento, con abbonamento, non sembra stiano dando i frutti sperati, con le eccezioni notevoli dei grandi giornali in lingua inglese, che però possono contare su un pubblico enormemente più ampio, globale. Una possibile ragione potrebbe stare nella differenza sostanziale tra il settore dell’informazione e quello di altri contenuti culturali, come la musica e gli audiovisivi, dove gli abbonamenti funzionano. Piattaforme come Netflix e Spotify, ad esempio, tendono a fornire un servizio ampio, dove si può attingere a contenuti da provenienze molto diverse.

Al contrario, i giornali online tendono a essere divisi per compartimenti stagni: se ti abboni, ti abboni a Repubblica. Chissà se invece un’offerta mista – forse impossibile – non potrebbe convincere qualcuno a spendere per leggere i propri giornali di riferimento. Al momento, comunque, sembra che andare ognuno per la propria strada non stia facendo benissimo a nessuno. Mentre attendiamo ulteriori evoluzioni, ci godiamo questa quattro giorni di eventi, una sorta di ritorno al materiale: andata e ritorno dal web. Un po’ come i musicisti che fanno fatica a vendere i dischi ma fanno il pienone ai concerti, si ricomincia dal vivo.

13 giugno 2017