Nel segno della bellezza, Nel Segno di Manara

La prima mostra del restaurato Palazzo Pallavicini, dedicata al maestro del sensuale

 

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IN BREVE  Cosa: Nel segno di Manara. Retrospettiva. A cura di Claudio Curcio Quando: dal 22 settembre 2017 al 21 gennaio 2018 Orari: 10.00-19.00, tutti i giorni eccetto il martedì Dove: Palazzo Pallavicini, via San Felice 24, Bologna Costo: 13 euro

 

 

di Sergio Rotino

 

A guardarci da fuori, noi giornalisti, il più delle volte sembriamo eccentrici se non strani, soprattutto in certe conferenze stampa. Per esempio quella che apre le porte del restaurato Palazzo Pallavicini di via San Felice 24 a un futuro di luogo espositivo per mostre di pregio. Cosa che avverrà dal 22 settembre 2017 al 21 gennaio 2018 con “Nel segno di Manara”, grande antologica dedicata a uno dei maestri del fumetto italiano e mondiale. Ed eccoci tutti lì, che a ondate, armati di registratori, videocamere, macchine fotografiche, telefonini e altro ci assiepiamo attorno a Milo Manara in persona, per cogliere un commento, un aneddoto. Lui si presta ben volentieri, parla, racconta, conscio di come questa retrospettiva (ma con rilancio a una prossima opera quasi completata) abbia un valore celebrativo, per i suoi quasi cinquant'anni di attività. Il nostro accalcarsi è quindi giustificato, ma così facendo si perde un po' la forza della mostra, che vuole raccontare il lavoro e la bellezza insista in esso dell'autore veneziano.

Si perde perché si sta attenti più alle parole dell'uomo che al lavoro dell'artista, spalmato per “Nel segno di Manara” su circa 150 fra tavole, illustrazioni e bozzetti, suddivise in sette sezioni con un ordine cronologico che cede volentieri il posto a un ordine tematico. E quindi sì, tante “donnine-di-Manara”, che però a volte sembrano succedersi per punti di contatto e non di evoluzione stilistica. Quella esplode tutta e per intero nella sala centrale, dedicata ad alcune tavole del Caravaggio, opera di cui per ora si è letto solo il primo volume, ma che qui viene espansa. L'artista ha infatti voluto che una parete fosse dedicata alla preview delle dodici tavole con cui si aprirà il secondo volume che «se mi lasciano in pace, sarà terminato per la primavera del prossimo anno».

Ecco il rilancio, cui si somma la sala dedicata a Brigitte Bardot. «Un altro progetto attualissimo» lo definisce Claudio Curcio, direttore del Comicon di Napoli e curatore della mostra oltre che del catalogo. Quanto viene esposto in Palazzo Pallavicini sono infatti i bozzetti e un piccolo bozzetto in gesso per la statua commissionata a Manara dalla città di Saint Tropez per onorare l'illustre concittadina. «Sarà una statua in bronzo a grandezza naturale» sottolinea Curcio, che verrà inaugurata in Place Blanqui il prossimo 28 settembre, alla presenza di quella che fu una delle icone del cinema e della bellezza durante gli anni Sessanta del secolo trascorso. Il progetto nasce da alcuni acquerelli sull'attrice francese «che Manara aveva realizzato nel 2016 – sei dei quali sono stati messi all'asta per la Fondazione Bardot» continua Curcio. «Sono così piaciuti che gli è stata commissionata la statua».

Ovviamente «una mostra così è complesso da mettere su» ed è facile notare come l'allestimento preferisca la storia più “matura” di questo Maestro del fumetto. Quindi vai con le tavole del “Gioco”, di “Giuseppe Bergman”, de “I Borgia”, delle illustrazioni per riviste e altro, vai con “Caravaggio”. Soprattutto la visione di quest'ultimo colpisce con la maestosità di certe inquadrature, per la composizione delle tavole, per la grande maestria nell'imprimere una perfetta cinematicità alle figure, per la minuziosità quasi parossistica nel rendere i particolari, il tutto capace di una sontuosità estetica neoclassica. Il bianco e nero con l'aggiunta di acquatinta delle tavole esposte riempie gli occhi di meraviglia ben oltre l'immaginabile. Per non parlare poi di quanto Michelangelo Merisi detto il Caravaggio abbia contato nella vita artistica di Manara: «da piccolo mi meravigliai davanti alla Crocifissione di San Pietro. Credevo fosse una fotografia, per la perfezione che il pittore aveva messo nel comporre l'opera».

E pensare che, nel diventare il Milo Manara oggi pubblicato letteralmente in tutto il mondo, il suo primo riferimento fu quello stesso Moebius con cui si confrontò anche Andrea Pazienza (che fa capolino da un bellissimo ritratto messo in esposizione). Riferimento segnico oramai superato per lasciar posto a un tratto riconoscibilissimo come, appunto, possiamo vedere in quanto viene proposto al visitatore della retrospettiva.

«Ho insistito affinché ci fosse almeno un inedito» aggiunge Manara, «così da togliere quell'idea di definitivo che una antologica si porta dietro». Tradotto in altre parole: sono vivo, continuo a lavorare, a elaborare il mio tratto e a produrre opere apprezzatissime da un pubblico estremamente vasto. Non mi piace imbalsamarmi prima del tempo. 

Tornando alla mostra, sicuramente «è difficile condensare quasi cinquant'anni di carriera in una selezione esaustiva», come  precisa sempre Curcio. «abbiamo cercato di lavorare non tanto sulla quantità, ma su delle chicche». Resta però un poco di amaro in bocca nel non trovare esposte accanto alle prove più conosciute di questo autore tavole di quello che è stato il suo primissimo periodo, quello legato ai personaggi neri quale “Genius” o ai personaggi sexy come “Jolanda de Almaviva”.

Ci sono solo due tavole due relative a “Un fascio di bombe”, «il mio primo fumetto decente» come lo definisce Manara, che testimonia l'indirizzo politico nel fumetto degli anni Settanta. Manca ogni riferimento a due capisaldi del periodo come “Lo scimmiotto” e “Alessio, il borghese rivoluzionario”, scritti con Silverio Pisu. Due lavori che oltretutto segnano l'ingresso di Manara nel fumetto d'autore e una evoluzione nettissima nel registro grafico utilizzato.

Colpisce anche quanto la collaborazione fra Manara e Hugo Pratt si risolva all'interno dell'esposizione in tre tavole, una lettera del secondo al primo e un bozzetto. Ci sono anche altre dimenticanze, più lievi forse.

A sostituire questi vuoti cose certamente altrettanto belle e importanti. Come gli estratti da “Il viaggio di G. Mastorna detto Fernet” e tutto l'omaggio a Fellini, oppure le tavole realizzate per il 250esimo anniversario della nascita di Wolfgang Amadeus Mozart, che in Palazzo Pallavicini non potevano mancare, essendo stato uno dei luoghi in cui il grande musicista è passato nel suo soggiorno bolognese. A questo si aggiungono una bellissima marea di illustrazioni per riviste, magazine, albi dei supereroi Marvel, il portfolio “Zodiaco” realizzato con acquerelli su carta. Insomma, c'è comunque tanto tantissimo lavoro di Manara nel percorso espositivo da consolarsi abbondantemente per le assenze di questa retrospettiva. E ritornare a visitarla, liberi dagli strumenti del mestiere.

 

IL CATALOGO

Se maestose sono le tavole del “Caravaggio” realizzate da Milo Manara, altrettanto si può dire del catalogo che accompagna la retrospettiva e che da lei prende il titolo de “Nel segno di Manara”. Edito dalla Comicon edizioni di Napoli, raccoglie in 254 pagine non solo molte delle immagini proposte negli spazi espositivi di Palazzo Pallavicini, ma anche un corredo critico-bibliografico inappuntabile curato sempre da Claudio Curcio. Possiamo definire Curcio uno dei massimi esperti dell'opera di Manara poiché collabora con il maestro dal 2002 seguendone il percorso espositivo e non solo. In queste pagine ogni singolo lavoro del Maestro che sia esposto nelle sale di Palazzo Pallavicini viene ricondotto a un suo specifico, a una sua ragione a volte non immediatamente leggibile nelle opere. Leggere e guardare le pagine del catalogo diventa un compendio necessario per chi apprezza il lavoro di questo grande autore della nona arte. Sempre che non si venga spaventati dal prezzo (€ 49), giustificato però dalla quantità di materiali che vengono offerti. 

Se oltretutto sarete fra i primi trenta ad acquistarlo troverete la possibilità di farvelo autografare dallo stesso Manara, dalle 15 alle 17, in Sala Rosa.

 

 

21 settembre 2017
courtesy the David Bowie Archive (c) Victoria and Albert Museum, London.
 

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