A Bologna, dove Davide vive in pace con Golia

Bologna Cult

Libreria Zanichelli a rischio chiusura: lì nacque la casa editrice e studiò Carducci


Bologna Cult

Chi: Libreria Zanichelli – Feltrinelli

Cosa: Rischio chiusura
Quando: nei prossimi mesi
Dove: Piazza Galvani 1/H

Bologna e i suoi spazi culturali. Cosa può ancora stupirci nella città che ha cancellato i centri sociali, spostato nella Bassa nebbiosa i locali della musica dal vivo e chiuso cinema e teatri della T Rizzoli-Indipendenza? Chiariamo subito una cosa: saremmo falsi se dicessimo che questa città non ha spazi per la cultura. Ma poiché ogni caduta di stile è soggettiva prima che universale, non si possono non considerare alcuni piccoli segni del cambiamento, in negativo…

Libreria Zanichelli a rischio chiusura: lì nacque la casa editrice e studiò Carducci

Libreria Zanichelli

IN BREVE Chi: Libreria Zanichelli – Feltrinelli – Cosa: Rischio chiusura – Quando: nei prossimi mesi – Dove: Piazza Galvani 1/H


di Simone Arminio

Bologna e i suoi spazi culturali. Cosa può ancora stupirci nella città che ha cancellato i suoi centri sociali, spostato nella Bassa nebbiosa i locali della musica dal vivo e chiuso cinema e teatri della T Rizzoli-Indipendenza? Chiariamo subito una cosa: saremmo falsi se dicessimo che questa città non ha spazi per la cultura. Ma poiché ogni caduta di stile è soggettiva prima che universale, allora non si possono non considerare alcuni piccoli segni del cambiamento, in negativo. Non è il gioco di “ai miei tempi”, no, ma un ultimo passo avanti in quel lento ma progressivo cambiamento che da decenni stravolge il volto delle nostre città.

La notizia più recente è che chiuderà i battenti a breve la storica Libreria Zanichelli di piazza Galvani. Poco male, si dirà, poiché era una Feltrinelli, e di Feltrinelli siamo fortunatamente ben forniti e poiché Bologna, nonostante ciò, continua a essere la città delle biblioteche e delle librerie. Qualche anno fa il mio amico Sergio, Erasmus in città nel 2004 e poi negli anni affezionato bolognese acquisito (la bolognesità, lo sappiamo bene, è un elemento che si guadagna e poi non si perde) tornò in città con dei suoi parenti. I quali rimasero fortemente colpiti – è un dato che mi è rimasto bene impresso – dal numero altissimo di piccole e grandi librerie presenti in città. Ho detto piccole e grandi, e questo è il punto. Perché nessun amante vero della cultura potrebbe negare il valore fornito alla nostra città dai grandi templi del libro, Feltrinelli, Melbook e Coop Ambasciatori. Di fronte a loro (e alle loro tessere) che senso avrebbe entrare in una piccola libreria, dalla scelta limitata? E’ così in ogni città del mondo, d’altronde, e infatti i piccoli negozi, da decenni, lasciano spazio alle grandi catene. Da qui lo stupore dei miei amici spagnoli nei confronti della capillare presenza, in città, nonostante i megastore, anche di quelle piccole botteghe della cultura che a Bologna Dio (o chi per lui) ha disseminato in ogni via del centro. Il perché lo capisce chiunque possa dirsi amante di un buon libro. Sono i volti.

Compro abitualmente nei tre grandi store sopracitati, come molti, ma poi non resisto alla tentazione frequente di fare un giro e acquistare da Modo Infoshop in via Mascarella, dove posso entrare anche alla undici di notte con una birra in mano e dove ho la certezza di trovare libri, fumetti e dischi poco diffusi e di altissima qualità. Con la sicurezza – che il megastore non mi può dare – che ogni singolo libro sia stato attentamente vagliato da Andrea e soci, per accertarsi che risponda a un preciso bisogno etico, civile, culturale e politico che, personalmente, condivido appieno. E non resisto nemmeno alla tentazione di frequentare un posto magico come Betty and Books, in via Rialto, dove i tabù del sesso, della sessualità e del multigender resteranno sempre fuori dalla porta. Qualche anno fa, infine, quando ero ancora studente universitario, non resistevo alla tentazione di frequentare la Libreria delle Moline, dove un proprietario fumatore, taciturno e gentile avrebbe preso dannatamente a cuore qualsiasi mia richiesta, facendo l’impossibile per reperire anche quei saggi così particolari, datati e fuori commercio che nessun libraio sano di mente  si sarebbe mai procurato, sulla fiducia che qualcuno prima o poi li richiedesse. Lui si. Oggi quel libraio non è più tra noi, le sue troppe sigarette se lo son portato via. Ma la libreria c’è ancora (come moltissime altre che non ho citato), e ancora oggi se penso al valore della cultura in una città come Bologna, che della cultura ha fatto storia, non posso dare al mio pensiero la sua faccia. Bologna, dove il grande store e la piccola libreria sopravvivono insieme perché sanno differenziarsi e appagare bisogni culturali differenti, ed è questo il bello.

Due mondi diversi per dimensioni e volume d’affari che ancora per pochi giorni troveranno la loro quadratura del cerchio in una piccola Feltrinelli un po’ sui generis, per forma, età e fattura, tutta in  legno e sita in piazza Galvani. E’ la piccola-grande Libreria Zanichelli, dove nel 1866 il giovane Nicola Zanichelli vendeva i suoi libri, ne stampava di altri e, in una stanzetta ricavata, addirittura viveva. Una libreria che era storica già ai suoi tempi (si chiamava Libreria Marsigli e Rocchi e la sua nascita si perde nei secoli), dove Giosuè Carducci era così di casa da aver ottenuto un piccolo stanzino per scrivere, leggere e studiare. Nel 1990, quando la libreria entrò in crisi, la Feltrinelli si offrì encomiabilmente per comprarla, nonostante avesse già due grandissimi punti vendita a poche centinaia di metri da lì. La stessa Feltrinelli che oggi, a causa dell’aumentata concorrenza attorno a lei (prima le due Melbook, poi la Coop Ambasciatori) e dell’affitto alto che la Zanichelli, dell’immobile, chiede per quel luogo storico, ha già deciso di mollare. Golia ha salvato Davide ma, con le sue grosse manone, alla fine l’ha stritolato. Eppure “quel locale resterà una libreria” ha promesso il Comune, che però qualche anni fa aveva concesso un luogo sacro alla cultura come la Biblioteca Sala Borsa ai ristoranti e agli esercizi commerciali. Dimostrazioni, entrambe, di come alcune cose, anche in tempi di mutazioni e mescolanze, debbano poter rimanere al proprio posto.

Davide con Davide e Golia con Golia. Con la certezza che qualcuno presto o tardi si prenderà la briga di fare ancora il piccolo libraio, come fece Zanichelli, e di ridare ai bolognesi quel piccolo tempio della letteratura italiana (Carducci è Carducci, diamine!), magari con una sua specializzazione (la poesia?) che lo renda ancora unico rispetto agli altri, grandi o piccoli che siano. Non è possibile, dirà qualcuno. Ormai i libri non si vendono. Avevo già sentito la stessa cosa, con tanto di requiem per i cd, quando chiuse il più grande e storico negozio di dischi italiano, Nannucci Store. Eppure oggi in quel posto Meloutlet vende libri e cd usati in grande quantità, mentre gli ex dipendenti di Nannucci hanno fondato Discorama, in via De’ Monari, avendo dalla loro una conoscenza e una straordinaria capacità – in così poco spazio – di offrire al giusto prezzo perle introvabili nei grandi store. Il grande e il piccolo, questa è la morale, non si compenetrano ma si possono rispettare. E convivono bene. Perlomeno a Bologna, la città dei miracoli.

22 febbraio 2012