Si Vive una Volta Sola, la nuova commedia di Carlo Verdone: per ridere, malinconicamente

Il regista romano cita Amici miei, in una lunga estate pugliese. Al cinema dal 26 febbraio

IN BREVE Cosa: Si Vive una Volta Sola, presentazione del nuovo film di Carlo Verdone Cast: Carlo Verdone, Anna Foglietta, Rocco Papaleo, Max Tortora, Mariana Falace, Sergio Muniz Quando: al cinema dal 26 febbraio 2020

Una sensazione. Che gli spazi del fu Grand Hotel Baglioni oggi Majestic, dove ogni suono viene attutito, tendano a cullare Carlo Verdone, in tour per promuovere Si vive una volta sola, in uscita il 26 febbraio, che lo vede ancora una volta nella duplice veste di regista e interprete.

Lo stile del regista romano – a nostro parere l’unico forte discendente della commedia all’italiana – durante la presentazione è infatti come “desaturato”, ovattato, teso a un racconto pacatamente minimale. E la sala che lo ospita per l’incontro con la stampa pare assecondarlo. Saranno gli stucchi, saranno i velluti, saranno i tappeti…

Comunque sia Si vive una volta sola, prodotto da Aurelio e Luigi De Laurentiis per la distribuzione di Filmauro e Vision, è una commedia della più pura acqua, che riporta Verdone a lavorare su una sceneggiatura “corale”.

«Gli ultimi due film erano più indirizzati verso un singolo personaggio. Ho lavorato infatti con Ilenia Pastorelli in Benedetta follia e con Antonio Albanese in L’abbiamo fatta grossa» dice lo stesso Verdone. Qui invece, dentro una splendida cornice estiva prettamente salentina, lo si vede agire insieme ad Anna Foglietta, Rocco Papaleo, Max Tortora. Tre attori dai caratteri e provenienze molto diverse, che creano un team molto affiatato e coeso. Ognuno di loro dà anima e fisicità a un diverso “tipo”, a un diverso carattere, come lo stesso regista sottolinea, capace di esaltare i diversi vizi e le diverse virtù di quanto possiamo ritrovare nella nostra società contemporanea.

I quattro attori interpretano i componenti di una equipe chirurgica di stanza a Roma. Sono amici e colleghi da molto tempo, lavorativamente godono di grande considerazione, al punto che anche il Vaticano e il Papa si rivolgono a loro. Però la loro bravura in sala operatoria è controbilanciata da una vita privata “difficoltosa”. Insomma, siamo dalle parti di anche gli agiati piangono. «Un velo di malinconica solitudine li unisce», sottolinea Verdone.

Per esempio Lucia Santilli (Foglietta), strumentista di sala, «nonostante sia una donna molto forte e dinamica» sbaglia tutti gli amori che incontra. «Perché è affetta dalla classica sindrome della crocerossina» dice la protagonista.

Nel film i quattro danno corpo a un gruppo, che cerca di alleviare le proprie fragilità attraverso un continuo sbeffeggiarsi, relativamente feroce, e uno sbeffeggiare chi gli sta attorno. Senza che venga mai citato, Si vive una volta sola pare voler citare Amici miei, pur evitando sistematicamente di ricalcare la temperatura emotiva presente nel film di Monicelli. Ma Verdone è Verdone: la sua idea di commedia ci pare stia sempre nello smitizzare la tragedia, senza però negarla.

«Nel film amiamo fare scherzi per disinnescare la parte più complessa e faticosa della nostra professione medica» dice Foglietta. «Abbiamo bisogno un attimo di ossigeno, di una pausa da questa tensione. Per questo siamo inclini allo scherzo.»

La seconda parte del film è il vero punto di forza di questo ventisettesimo lavoro cinematografico. È da qui che si dipanerà il viaggio-vacanza in Puglia e nel Salento che il trailer lascia ben intuire. Vacanza «meritata da una parte, di costrizione dall’altra», dice Foglietta. Un elemento, questo, indubbiamente topico perché insieme al viaggio «si trasforma in una sorta di autoanalisi per i quattro». Nella migliore tradizione della commedia all’italiana, la vacanza si fa perché a uno dei quattro protagonisti capita qualcosa di “non molto bello”. Ma pur fra alti e bassi proprio la vacanza porterà i quattro a sperimentare una convivenza che ne approfondirà il legame, e ne migliorerà il lato umano.

Proprio in questa che è la seconda parte del film, Verdone lavora su varie temperature della commedia, spesso vicine alle forme del dramma, creando un effetto di dinamismo nelle relazioni fra i quattro, A tal punto che qualcuno pronuncia la parola “introspettivo”. Il che può sorprendere, ma non più di tanto. Perché i personaggi di Verdone vanno sempre incontro, nella loro interlocuzione, alla sincerità. Una sincerità che è una delle cifre stilistiche del regista e che potremmo dire indichi l’innocenza, la non consapevolezza insita nelle azioni compiute dai personaggi. Cosa che in questa pellicola appare evidente dalle interpretazioni dei protagonisti.

«Mi piace sempre misurarmi assieme a colleghi con cui non ho mai lavorato e che stimo» dice Verdone. «Tant’è che, quando ho iniziato a scrivere la prima parte del soggetto, con i miei co-sceneggiatori avevamo già pensato ai nomi degli attori che poi hanno condiviso l’avventura».

Il film ha richiesto otto settimane di riprese, da maggio a luglio, praticamente tutte nella splendida cornice offerta dalle coste pugliesi. «La storia prevedeva da subito una regione che non fosse il Lazio» dice Verdone. «Uscire da Roma per me è molto importante. Ogni volta che lascio la mia città trovo una vitalità nuova, una verve nuova, insieme a sfondi e colori e atmosfere che mi permettono di pormi diversamente come regista e come attore. Spostarsi di luogo porta anche a recitare in maniera diversa».

Viene da chiedersi come mai proprio la Puglia, al di là della particolare luce, sempre decantata. «Abbiamo girato tutto in Puglia. Anche gli interni, che sono girati a Bari. Di romano ci sono solo tre giorni di esterni, Il resto delle riprese sono praticamente state fatte fra Bari, Monopoli, Polignano, il pezzo di costa che da Otranto va fino a Castro. Quella parte di costiera è veramente particolare. Avremmo avuto la possibilità di girare il film sulla costiera sorrentina, ma lì le strade sono più strette, si sarebbe dovuto bloccare il traffico durante l’estate. Tutta una serie di problematiche… Invece la Puglia ci permetteva di fare le riprese in maniera molto più agevole. Inoltre abbiamo avuto una splendida collaborazione con la Film commission e mentre lavoravamo ci siamo resi conto di come il film stesse crescendo in modo molto naturale, senza intoppi.»

Detta così Si vive una volta sola potrebbe apparire una pellicola girata in leggerezza, durante una vacanza, per l’appunto. «Ritengo che questo sia uno dei miei film migliori, almeno dal punto di vista della regia. Mi pare sia una buona commedia e i riscontri delle proiezioni di prova sono buoni. Sarà poi il pubblico pagante a deciderne la sorte, come sempre. È lui il giudice supremo. Ma per me resterà uno dei film migliori della mia carriera, per vari motivi. Non ultimo, l’affiatamento con cui abbiamo lavorato sin dall’inizio noi tutti

Di certo, al di là degli “agiati che piangono” di cui dicevano quasi in apertura, anche Si vive una volta sola riprende l’ossessione di stigmatizzare i mutamenti della società italiana contemporanea. È forse questo che il pubblico apprezza e percepisce nei film dell’autore romano.

«Sì, credo sia proprio questo» annuisce Verdone. «Ci sono riuscito meglio con alcuni film, ma ho sempre cercato di identificare magari un periodo storico, magari di decadenza soprattutto riguardo la mia città e specie nei primi film con questo elemento. Poi, non ho mai dato lo stesso film al mio pubblico. Se avessi continuato a fare gli stessi personaggi, al terzo film sarei morto. Meno male che Mario Cecchi Gori mi ha proposto un film con un personaggio: Borotalco. Quella è stata la mia svolta. Se avessi fallito con Borotalco sarei stato quello che faceva i personaggi. Non avrei potuto fare altro. Quel film vinse cinque David, non ricordo quanti Nastri d’argento. Da là ho preso fiducia nel poter fare qualcosa di buono. Ma non pensavo mai di arrivare a quarant’anni di attività. Diciamo che ho avuto la fortuna di mantenere vivo lo stupore. Anche se periodo e clima odierni non sono dei migliori, l’ho mantenuto fino a oggi. Dico questo perché scrivere una commedia negli due ultimi decenni, non è cosa molto semplice. È un medio evo senza orizzonte quello in cui stiamo vivendo. Però il nostro compito è anche quello di far divertire la gente. Dobbiamo essere molto efficaci a sottolineare i mutamenti all’interno della società, questo è certo.»