Fino alla fine del mondo, il cinema di Béla Tarr

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Al Lumière tutte le opere del maestro ungherese

bela-tarr-list01Titolo: Fino alla Fine del Mondo 
Regista: Béla Tarr 
Quando: dal 2 al 12 febbraio 2012 
Dove: Cinema Lumière, via Riva di Reno 72, Bologna
Info: 0512194820

Dal 2 al 12 febbraio la Cineteca – Cinema Lumière dedica una preziosa e completa retrospettiva al cinema di Béla Tarr, forse il più radicale sguardo d’autore della contemporaneità. Nato a Pécs nel 1955, il cineasta ungherese dal 1988 ha realizzato cinque lungometraggi, di cui uno lungo per antonomasia, quel Satantango di 450 minuti attorno a cui …

Al Lumière tutte le opere del maestro ungherese


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IN BREVE Titolo: Fino alla Fine del Mondo Regista: Béla Tarr Quando: dal 2 al 12 febbraio 2012 Dove: Cinema Lumière, via Riva di Reno 72, Bologna Info: 0512194820


di Giuseppe Marino

Dal 2 al 12 febbraio la Cineteca – Cinema Lumière dedica una preziosa e completa retrospettiva al cinema di Béla Tarr, forse il più radicale sguardo d’autore della contemporaneità. Nato a Pécs nel 1955, il cineasta ungherese dal 1988 ha realizzato cinque lungometraggi, di cui uno lungo per antonomasia, quel Satantango di 450 minuti attorno a cui, negli anni, è cresciuta una mitologia di nicchia.

Il titolo della rassegna, “Fino alla Fine del Mondo” coglie bene l’essenza del cinema di Tarr, che nel suo bianco e nero livido, nelle storie dilatate dai pianosequenza, i volti sofferenti e muti dei suoi protagonisti, le musiche ipnotiche di Vig Mihaly, si propone come un prologo all’apocalisse. Esperienze totalmente immersive, tutto quanto ha girato Tarr rientra nel numero non infinito di cose che arricchiscono l’esistenza.

Kárhozat – Dannazione (1988) presenta l’elaborazione del regista ungherese di atmosfere noir, ancora sospese fra la costruzione dei personaggi e l’apertura ai luoghi e agli oggetti. Nel raccontare quella che da un certo punto di vista è una storia d’amore decaduta, lascia che siano lunghi dialoghi a sottolineare e spiegare la povertà del mondo fin lì rappresentato. Nei film successivi Bela Tarr sentirà molto meno il bisogno di spiegarsi, e avrà sviluppato il suo personalissimo modo di costringere il mondo a parlare per i suoi personaggi.

Satantango (1994) è uno degli ultimi “classici” d’autore, come possono esserlo i film di Tarkovskij o di Bergman. L’attenzione è all’indagine dei volti, degli oggetti e gli elementi, alla raffigurazione dell’attesa. La narrazione tratta di alcuni contadini perduti nelle pianure ungheresi, che vengono a sapere del ritorno di Irimias e Petrina, due componenti della comunità che erano stati dati per morti. I riferimenti a Irimias fanno subito di lui un personaggio temibile e magico, un furfante e un profeta. “Tutti i messia generalmente sono delle ordinarie spie”, ha dichiarato Tarr in un’intervista.

Le Armonie di Werckmeister (2000) è ancora immersione nel sogno e nell’inganno. Tra personaggi grotteschi e una balena imbalsamata, Werckmeister mette in scena l’eclissi della ragione, riconducendo ogni volta il piano al mostrare estetico, e riportando l’estetica stessa come scelta etica, rafforzata dalla mancanza di realismo.

L’Uomo di Londra (2007), tratto da Simenon, è il film che più conserva elementi d’immediatezza e meno esaspera le modalità narrative. Il che non intacca il suo essere splendido.

Il suo ultimo film, The Turin Horse – Il Cavallo di Torino (2011), rischia di essere l’ultimo in ogni senso, data la difficoltà che da anni l’autore trova nella produzione e diffusione delle sue opere. The Turin Horse è un film furioso, scarno e povero fino al rancore. La messa in scena ridotta all’osso mostra un uomo, sua figlia e il loro cavallo, rinchiusi in un edificio piantato nel nulla, mezzo diroccato, fatto di pietre e assi di legno. Per sei giorni l’uomo e la ragazza compiono i gesti della loro vita: lei lo aiuta a vestirsi, il momento del pranzo, una patata bollita da mangiare con le mani, un sorso di palinka, andare a prendere l’acqua al pozzo. I giorni e i gesti sono rinchiusi in due possibili suoni: quello di una rabbiosa tempesta di vento che non troverà mai sosta, e quello della musica circolare di Mihaly.

Oltre ai suoi capolavori, la retrospettiva offre la possibilità di vedere i primi lavori di Tarr, praticamente introvabili.

Il programma:
Giovedì 2 20.30 Il Cavallo di Torino (2011)
Venerdì 3 17.30 Il Cavallo di Torino, 20.00 Machbeth (1982)
Sabato 4 17.30 L’Uomo di Londra (2007)
Domenica 5 18.00 Le Armonie di Werckmeister (2000)
Lunedì 6 17.30 L’Uomo di Londra, 20.00 Machbeth, 21.45 Le Armonie di Werckmeister
Martedì 7 22.15 Rapporti Prefabbricati (1982)
Mercoledì 8 17.45 Rapporti Prefabbricati, 22.30 Almanacco d’Autunno (1984)
Giovedì 9 17.45 L’Outsider (1981)
Venerdì 10 17.45 Nido Familiare (1979)
Sabato 11 16.00 Satantango (1994), con due intervalli e buffet light
Domenica 12 22.15 Perdizione (1988)

Altre informazioni e dettagli sul sito della Cineteca.

31 gennaio 2012