Warren Ellis porta i Dirty Three in Piazza Verdi

Quegli “Sporchi Tre” e le loro dissonanze immaginifiche

 

dirty-threeChi: Dirty Three + gli Eveline come spalla
Cosa: concerto
Quando: domenica 3 giugno, ore 21:00
Dove: Piazza Verdi
Costo: ingresso gratuito

 

La band australiana sarà a Bologna domenica 3 giugno, in piazza Verdi. Sarà la loro unica tappa italiana e a far loro da gruppo spalla ci saranno gli Eveline. I Dirty Three nascono nei primi anni novanta e si prestano a differenti classificazioni…

 

 

Quegli “Sporchi Tre” e le loro dissonanze immaginifiche

 

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IN BREVE Chi: Dirty Three + gli Eveline come spalla Cosa: concerto Quando: domenica 3 giugno, ore 21:00 Dove: Piazza Verdi Costo: ingresso gratuito

 

di Antonio Tirelli

 

La band australiana sarà a Bologna domenica 3 giugno, in piazza Verdi. Sarà la loro unica tappa italiana e a far loro da gruppo spalla ci saranno gli Eveline.

I Dirty Three nascono nei primi anni novanta e si prestano a differenti classificazioni le quali, lo sappiamo, sono tanto utili a livelli descrittivi quanto labili a più interessanti livelli contenutistici. Ma tant’è, le classificazioni esistono e dunque usiamole. Alcuni parlano dei Dirty Three come di un crocevia tra rock e musica da camera, tra citazioni colte e noise. Post-punk e post-rock, hanno scritto alcuni.

Sicuramente si tratta di musica di confine e di sconfinamenti, raffinato meltin’ pot di suggestioni romantiche e di brani graffianti in cui non sempre è chiaro che le violentissime distorsioni che stiamo ascoltando non provengono da una chitarra elettrica, ma dal violino di Warren Ellis, centro nevralgico del trio australiano e – tra le altre cose – violinista dei Bad Seeds di Nick Cave. Pensandoci, ad ascoltare il loro ultimo album Toward The Low Sun, l’ascoltatore novizio potrebbe cadere nella facile tentazione di ritenere la loro musica grezza, tirata via. Poco strutturata. Addirittura, il nostro ascoltatore potrebbe avere la sensazione che i musicisti non suonino a tempo.

Ma se il nostro ascoltatore pazientasse e optasse per un ascolto profondo e non distratto, scoprirebbe invece un sound immaginifico e sicuramente innovativo sotto più di un punto di vista. Una musica fluida e avvolgente che a tratti sembra evocare il Brian Eno di Before and after science, a tratti richiama il Robert Wyatt di Rock Bottom e in più punti trova contatto con le sonorità “rumoristiche” degli Einsturzende Neubauten.

Sicuramente un album da ascoltare con calma, Toward The Low Sun. Ma lontano da vere e proprie pretese “colte” e sinceramente vicino all’atteggiamento popolare che da sempre guida il rock.

 

29 maggio 2012

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