Imitation of death a Teatri di Vita

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Da Ricci e Forte la crudele ironia di un testo ispirato a Chuck Palahniuk

  

imitation-of-death-list01Chi: Ricci/Forte
Cosa: Imitation of death
Quando: venerdì 7 e sabato 8 dicembre 2012, ore 21.00 
Dove: Teatri di Vita, via Emilia Ponente 485 Bologna
Info: 051566330

 

Quando appaiono sulle tavole del palcoscenico lasciano sempre il segno. Il ritorno della coppia terribile del teatro italiano a Bologna promette scintille. Dopo i precedenti passaggi nel capoluogo emiliano con Macadamia Nut Brittle e Grimmless, la crudele ironia di Ricci e Forte …

Da Ricci e Forte la crudele ironia di un testo ispirato a Chuck Palahniuk

 

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IN BREVE Chi: Ricci/Forte Cosa: Imitation of death Quando: 7-8 dicembre 2012 ore 21,00  Dove: Teatri di Vita, via Emilia Ponente 485 Bologna Info: 051566330

 

di Cristian Tracà

 

Quando appaiono sulle tavole del palcoscenico lasciano sempre il segno. Il ritorno della coppia terribile del teatro italiano a Bologna promette scintille. Dopo i precedenti passaggi nel capoluogo emiliano con Macadamia Nut Brittle e Grimmless, la crudele ironia di Ricci e Forte si manifesta ancora una volta in tutta la sua carica esplosiva a Teatri di Vita, con l’ultima creazione, Imitation of death, realizzata in coproduzione con Romaeuropa Festival, CSS Teatro stabile di innovazione del FVG, Festival delle Colline Torinesi e Centrale Fies.

Alla base del nuovo testo c’è la traccia di Chuck Palahniuk, fustigatore della morale comune con romanzi come Fight Club, Soffocare e Gang Bang. Rispetto al Macadamia di due stagioni fa, ospitato sempre nel Teatro di Via Emilia Ponente, il numero degli attori coinvolti cresce esponenzialmente: ben sedici corpi per una scrittura scenica al contempo visionaria e molto fisica.
Ecco i nomi dei 16 performer coinvolti: Giuseppe Sartori, Pierre Lucat, Andrea Pizzalis, Fabio Gomiero, Blanche Konrad, Piersten Leirom, Cinzia Brugnola, Michela Bruni, Barbara Caridi, Chiara Casali, Ramona Genna, Liliana Laera, Mattia Mele, Silvia Pietta, Claudia Salvatore, Simon Waldvogel.

Nell’immaginario dei due autori lo spettacolo diventa quasi una cerimonia funebre dell’adolescenza, un trattato crudo di nichilismo attraverso un affresco collettivo, che però faccia sprofondare tutti in un’indistinta polveriera anonima. L’obiettivo è chiaro: non sviluppare un racconto che ceda alla tentazione della narratologia classica. Il diagramma designato dai corpi prevale sulla costruzione verbale.

Una rivolta dell’autolesionismo, sul filo continuo della provocazione e della degenerazione etica: lo spettacolo è sicuramente un grido dei corpi sviscerati e costretti a rivelare alla luce della scena l’essenza di ossi di seppia. La rivelazione come ferita sempre nuova che la sacralità del teatro non riesce più a sanare catarticamente.

Un appuntamento da non perdere per il pubblico che ama gli stimoli teatrali meno tradizionali, il treatro che poco concede al vizio logocentrico occidentale. E chi meglio di Ricci e Forte: il cui valore è ormai ben presente alla critica teatrale almeno dal 2009, quando hanno ricevuto il Premio della Critica per la miglior drammaturgia alla Biennale di Venezia?

5 dicembre 2012