Polvere e deserto: Howe Gelb al Botanique

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La voce dissonante del musicista di Tucson il 28 giugno in Filippo Re

 

howe-gelb-bolognaChi: Howe Gelb
Cosa:
Live
Quando: 28 giugno
Dove: Botanique, Giardini di Via Filippo Re
Costo: Gratis
Info: Sito di Howe Gelb

di Andrea Marino

 

Howe Gelb è un uomo incredibilmente multiforme – non poliedrico, l’aggettivo “poliedrico” è stato preso in ostaggio dalle pubblicità di shampoo.

La voce dissonante del musicista di Tucson il 28 giugno in Filippo Re

 

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IN BREVE Chi: Howe Gelb Cosa: Live Quando: 28 giugno Dove: Botanique, Giardini di Via Filippo Re Costo: Gratis Info: Sito di Howe Gelb

 

di Andrea Marino

 

Howe Gelb è un uomo incredibilmente multiforme – non poliedrico, l’aggettivo “poliedrico” è stato preso in ostaggio dalle pubblicità di shampoo. Ha inciso dischi sotto svariati nomi: Giant Sand, The Band of Blacky Ranchette, OP8, Melted Wires, Arizona Amp and Alternator, Giant Giant Sand e Howe Gelb, oltre ad aver collaborato in decine di progetti altrui. Mister Gelb sembra voler evitare che il pubblico possa seguirlo nelle sue uscite, d’altra parte è un uomo che non ama le “hit”, né il mercato che vi cresce intorno.

Ciò che resta costante in Howe Gelb negli anni è la polvere. La polvere è depositata sulle corde vocali di Howe Gelb, sulle corde della sua chitarra, sulle righe dei suoi testi. È una polvere che sa di deserto e barbecue, di fuoco e solitudine. Anche nei suoi molti brani più “chitarrosi”, Gelb rimane distante e come avvolto da una patina: la sua voce arriva da lontano, naturalmente dissonante. L’ultimo disco, “Dust Bowl”, ne è la declinazione più intimista, ma anche il precedente album con i Giant Sand, “Blurry Blue Mountain”, ne è un esempio.

Delle tante formazioni di Howe Gelb i Giant Sand sono senza dubbio la più importante. Il primo album con questo nome risale al 1985, da lì a molti album a seguire la musica della band è stata dominata dai suoni acidi e post-rock, stile che verrà in parte superato nel corso degli anni 90. Durante i tanti avvicendamenti avvenuti nel gruppo, entrano a far parte del progetto nel 1989 un certo John Convertino alla batteria e nel 1990 un tale Joey Burns al basso, che di lì a qualche anno andranno a formare i Calexico. Per ironia della sorte, i Calexico ripropongono molte delle sonorità dei secondi Giant Sand, ottenendo però una notorietà al grande pubblico che la band di Gelb non ha mai raggiunto. Sarà il pegno da pagare per una voce decisamente fuori dai canoni e una fedeltà alla propria poetica che raramente scende a patti con la facilità d’ascolto.

Il folk, il pianoforte da saloon, le distorsioni con la chitarra sono tutti elementi di questo straordinario musicista che ama così tanto l’Italia e in particolare l’Emilia Romagna. Sono passati pochi mesi da quando è venuto a fare un concerto al Chet’s Club, una cosa per pochi intimi: sembrava organizzata per gli amici. Alla fine dello spettacolo Gelb ha chiesto: “Che avete da fare domani?”. Negli anni il burbero cantante di Tucson, Arizona, è tornato tante volte a trovarci, nell’ambito di Strade Blu, oppure a suonare sulla spiaggia a Marina di Ravenna, all’Hana-Bi. Personalmente, se mister Gelb è a meno di 200 km di distanza con un concerto, io non me lo lascio sfuggire. Il 28 giugno suonerà per Bologna ai Giardini del Botanique, gratuitamente.

 

28 maggio 2013