Notte Bianca al Quartiere Navile

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Il 1 giugno la Bolognina in festa contro le tante polemiche su degrado e multietnicità

 

notte-bianca-navile post01Chi: Quartiere Navile
Cosa:
notte bianca
Quando: 1 giugno
Dove: tra Piazza dell’Unità e l’Ippodromo Arcoveggio

di Alessandra Bartucca

 

Un fine settimana senza alcun invito specifico da parte dei soliti noti, il desiderio di una serata spensierata, una rapida lettura a una serie di eventi non in linea con la voglia di leggerezza di una sera di quasi estate oscurata da una brezza autunnale, tanti pensieri e la mente che…

Il 1 giugno la Bolognina in festa contro le tante polemiche su degrado e multietnicità

 

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IN BREVE  Chi: Quartiere Navile  Cosa: notte bianca  Quando: 1 giugno  Dove: tra Piazza dell’Unità e l’Ippodromo Arcoveggio

 

di Alessandra Bartucca

 

Un fine settimana senza alcun invito specifico da parte dei soliti noti, il desiderio di una serata spensierata, una rapida lettura a una serie di eventi non in linea con la voglia di leggerezza di una sera di quasi estate oscurata da una brezza autunnale, tanti pensieri e la mente che, satura di nebulosità, si apre in un istante su una pagina di un noto quotidiano.

Perché non partecipare – sabato 1 giugno – a una notte bianca, quella del Quartiere Navile, e non provare ad assaporare la dimensione umana di una Bologna che, periodicamente e per quartieri, riscopre annualmente il proprio provincialismo? Atterro in piazza dell’Unità a festa inoltrata e mi immetto lungo il fiume umano che, dalla rotatoria, quasi “agorà” della Bolognina, tanto discussa per degrado e multi-etnicità, non sempre in stretta associazione negativa tra loro, percorre abbastanza compatto la via di Corticella fino all’Ippodromo.

Mi perdo e mi ritrovo tra i ricordi di fanciulla nelle feste di paese di un Sud atavico e fermo in un’assenza imperdonabile di tempo e scendo nella realtà bolognese richiamata dagli schiamazzi dei bimbi, quelli che saltellano su un tappeto steso in loro onore, quelli che si accingono a dare prova delle loro arti pittoriche in un laboratorio di strada improvvisato, ma bene attrezzato, quelli che allo scivolo, seppure di gomma, non rinunciano, quelli che attendono la crepe alla nutella per asciugare il viso irrigato fino a un attimo prima dalla disperazione per un no, imposto da un papà saturo di concessioni, all’ennesimo giro di capriole su un’impervia struttura in gomma.

Mi chiedo se via di Corticella sia la stessa di qualche ora prima, percorsa, tra affanni e minuti contati, alla ricerca degli ingredienti finali del pranzo della Domenica in un noto supermercato della via. Questa sera, è tutto diverso, l’aria leggera, gli odori carichi dei sapori emiliani, alcuni dei quali messi a disposizione di un volontariato di sostanza che, da una piadina con porchetta, ricava l’essenza dello spirito emiliano che permette a realtà come l’Ant di esistere e dare un segno di forza a chi ne ha bisogno.

Qualche metro più in là, una nota cooperativa sociale illustra, con i giovani e sorridenti visi di uomini e donne vissuti in un disagio, in una sofferenza non ancora sistemata nel puzzle caotico delle loro vite, la possibilità di rinascita che Bologna offre a chi è disposto ad aprirsi a un nuovo ciclo di avventure.

Un bicchiere di vino della zona aiuta a entrare nel clima e stare tra la gente, aiuta guardare con lieto stupore il vicino di casa che, smesso il ruolo dell’intransigente burocrate, decide di darsi ai balli tribali o a improvvisarsi tanguero per una notte speciale.
Piena di quell’insolita esplosione di vita e di vite, decido di rientrare non prima di essermi fermata a guardare, attonita, la piazza circolarmente segnata dal passaggio ritmico di uomini e donne, fanciulli e bambine, in un valzer felliniano e nostalgico che mi accompagna con la musica al volgere della serata nel raccoglimento intimo dei pensieri e dell’idea della sacralità di una coralità ritrovata per un quartiere difficile.

 

03 giugno 2013