Dirty Beaches, il synth pop anni ’80 in versione lo-fi

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Concerto imperdibile al Locomotiv nell’ambito della rassegna Express

 

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Chi: Dirty Beaches
Cosa:
Concerto
Quando: 13 dicembre 2013, ore 22:30
Dove: Bologna, Locomotiv Club, Via Sebastiano Serlio 25/2
Costo: 10 euro + tessera AICS obbligatoria (8 euro)

di Andrea Marino

“Nei ritmi ossessivi la chiave dei riti tribali” canta il Maestro Battiato. E si vede che c’è del buono nei ritmi ossessivi: trascinato incalzare di note ripetitive che ipnotizzano e piacciono. In effetti, se le danze rituali sono fatte così… 

Concerto imperdibile al Locomotiv nell’ambito della rassegna Express

 

 Dirty-Beaches-Bologna-2013

 IN BREVE Chi: Dirty Beaches Cosa: Concerto Quando: 13 dicembre 2013, ore 22:30 Dove: Bologna, Locomotiv Club, Via Sebastiano Serlio 25/2 Costo: 10 euro + tessera AICS obbligatoria (8 euro) InfoSito Dirty Beaches

 

di Andrea Marino

 

“Nei ritmi ossessivi la chiave dei riti tribali” canta il Maestro Battiato. E si vede che c’è del buono nei ritmi ossessivi: trascinato incalzare di note ripetitive che ipnotizzano e piacciono. In effetti, se le danze rituali sono fatte così sarà perché c’è qualcosa di profondamente attraente nell’insistere a battere sullo stesso tasto. Dirty Beaches – nome d’arte di Alex Zhang Hungtai, musicista di natali taiwainesi cresciuto in Canada – tutto questo lo sa bene, ma lui va anche oltre. Le sue composizioni non sono fatte solo di drum-machines.

L’ultimo lavoro, Drifters/Love is the Devil (2013), è un doppio album che evidenzia bene la bipolarità dell’uomo. Da una parte, in Drifters, troviamo tutto il campionario dell’elettronica minimal-noise. Ottime basi composte con melodie che smussano un po’ i suoni più aggressivi, con la voce di Dirty Beaches che viene spesso da lontano e filtrata. Qui le atmosfere ricordano a volte quelle di un Kavinsky – la Night Call di quest’ultimo sembra proseguire bene nella Night Walk di Zhang Hungtai – i cui suoni sintetizzati molto anni ’80 vengono modernizzati con un’operazione che va a sottrarre melodia e aggiungere rumore di fondo, coprendo certi aspetti più melliflui di Kavinsky sotto un telo di lo-fi quasi industrial. Love is the Devil, invece, rinuncia quasi del tutto alle percussioni elettroniche propendendo verso l’allungamento dei suoni in tonalità d’ambiente in un modo che ricorda un po’ Brian Eno. Fatta eccezione per Like the Ocean We Part, in Love is the Devil il cantato è del tutto assente, il che contribuisce a rendere le musiche più astratte e simili a una colonna sonora.

Entrambe le vene artistiche proposte nell’ultimo doppio album sono presenti anche nei dischi precedenti di Dirty Beaches. Anche se la parte più strumentale e ambientale è preponderante. Un aspetto sorprendente delle prime produzioni – comunque recenti dato che il primo album, Badlands, è del 2010 e Dirty Beaches, l’EP omonimo, è dell’anno prima – è dato dalle note più dolci di brani come Lord Knows Best e True Blue dove Alex Zhang Hungtai si cimenta, con discreta abilità, in esecuzioni da crooner alla Bobby Vinton. Fin da subito, comunque, l’influenza di band come i Suicide si sente forte.

Il concerto di Dirty Beaches del 13 dicembre a Bologna è un appuntamento dell’ottima rassegna Express del Locomotiv che ha portato sotto le torri Half Moon Run, These New Puritans e Califone, in programma il 5 dicembre (qui l’articolo dedicato). Appuntamento da non perdere.

 

22 novembre 2013