Bentornati Quintorigo

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Concerto al Tpo per una band che sa di nuovo stupire

 

quintorigo list01Chi: Quintorigo
Cosa: “English Garden” tour
Quando: sabato 14 aprile, 2012
Dove: Tpo, Teatro Polivalente Occupato
Costo: 10 euro
Giudizio: piacevole

La storia è ciclica, l’opinione diffusa: se il medium è il messaggio, allora il cantante è la band. Un assioma vero in rari casi, del tutto errato in altri. Con buona pace del luogo comune, prendete a esempio un gruppo come i Quintorigo …

Concerto al Tpo per una band che sa di nuovo stupire

 

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Chi: Quintorigo Cosa: “English Garden” tour Quando: sabato 14 aprile, 2012 Dove: Tpo, Teatro Polivalente Occupato Costo: 10 euro Giudizio: piacevole

di Simone Arminio
  

La storia è ciclica, l’opinione diffusa: se il medium è il messaggio, allora il cantante è la band. Un assioma vero in rari casi, del tutto errato in altri. Con buona pace del luogo comune, prendete a esempio un gruppo come i Quintorigo. Nicchia di musicisti di maestria visionaria, prestati al grande pubblico una decina d’anni fa, quando salirono sul carrozzone di Sanremo. Dove sono stati ben due volte, l’ultima nel 2001 con la perla di stile “Bentivoglio Angelina”, piazzatsi onoratamente penultima secondo il copione festivaliero.

Quella volta al microfono c’era ancora John De Leo, che usava la voce con la stessa follia che Andrea Costa riserva al violino, suo fratello Gionata Costa al violoncello, Stefano Ricci al contrabbasso e Valentino Bianchi ai suoi sassofoni. Poi il ricordo del festival si è affievolito e John De Leo ha preso la sua strada. Da allora i Quintorigo sono stati lentamente depennati a fenomeno chic in dismissione, operazione corroborata da qualche scelta a dire il vero non troppo saggia: “In cattività”, l’ultimo album con De Leo, non ha brillato come i primi due e “Il Cannone”, il primo disco con la nuova voce femminile di Luisa Cottifogli, non ci ha provato nemmeno.

Da lì, ripartire. Con un ritorno al live e alle proprie corde, com’era giusto che fosse. Un progetto jazz di largo respiro, “Quintorigo play Mingus”, li ha allontanati dai mensili di musica ma gli ha aperto le porte di locali e illustri jazz club. Molto meglio: nel mezzo del cammino, quando la selva si fa oscura, chi s’illude tira dritto e i più coraggiosi tornano a risciacquare i panni in Arno. Oggi il processo di pulizia è terminato. Nel 2011 l’arrivo del cantante romano Luca Sapio (qualcuno lo ricorda in duo con i Black Friday, insieme ad Adriano Viterbini dei Bud Spencer Blues Explosion) ha aperto i Quintorigo al mercato estero, con un ottimo disco in inglese “English Garden”, e riportato la barra di nuovo sul grande pubblico.

Pubblico che, a dire il vero, non ha partecipato in massa allo spettacolo di sabato 14 aprile 2012 al Tpo di Bologna. Qualche centinaio di persone in tutto, ma niente paura: il lungo viaggio dell’English Garden tour, partito lo scorso anno esattamente da questa sala, ha già concesso tappe migliori. E altre ne verranno, nonostante i malinconici. Come una ragazza, che in prima fila ha scosso la testa tutto il tempo: “senza John De Leo non è la stessa cosa”. Eppure l’assioma di cui sopra poteva essere vero fino a qualche anno fa (la Cottifogli non ce ne voglia) e stavolta è falso.

Poiché, visto da sotto il palco del Tpo, quello di De Leo è sembrato un piacevole ma lontano ricordo. Viceversa, lo spessore timbrico e la grinta vocale di Luca Sapio hanno concesso agli arrangiamenti dei Quintorigo uno smalto che sembrava ormai perso. Musicalmente parlando, resterà sempre un mistero come sia possibile costruire un ritmo perfetto senza sezione ritmica, puntando tutto sui fiati e le corde da filarmonica. Restituendo a un palco rock la grinta di un batterista che risiede nei polpastrelli del violoncellista. O come faccia un violino – distorto quando deve – a fare la parte del leone negli assoli con buona pace di tutte le chitarre e i chitarristi. Al sassofono resta il tocco di magia, e non è poco.

Tutto questo è risaputo da anni, eppure si era perso per strada. Il suo ritorno oggi è merito della voce, ed è qui che arriva la quadratura del cerchio. Poiché i brani di “English Garden” restituiscono al marchio sonoro dei Quintorigo quella forma-canzone che sembrava irrimediabilmente persa. Non più schiava della sola prestanza musicale, né aliena come è stata in passato, per certe derive (pure geniali) del buon John. E con in dote la freschezza metrica che i testi in inglese, quando ben scritti come in questo caso, sanno concedere. Allora bentornati Quintorigo. Dovessero ripassare, ancora una volta il consiglio è di non perdere l’occasione.

16 aprile 2012