Bombino, il touareg blues che viene dal deserto

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Il chitarrista rivelazione arriva al Locomotiv portando con sé il Sahara e Jimi Hendrix

 

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Chi: Bombino
Cosa: in concerto
Quando: 13 febbraio
Dove: Locomotiv club, via Serlio 25/2 – Bologna
Costo: 15 euro + d.p.

di Erika Gardumi

 

La storia di Bombino è tanto intensa e ricca che non sembra possibile raccontarla fino in fondo. Lui un modo l’ha trovato: attraverso la sua chitarra…

Il chitarrista rivelazione arriva al Locomotiv portando con sé il Sahara e Jimi Hendrix

 

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IN BREVE Chi: Bombino  Cosa: in concerto  Quando: 13 febbraio  Dove: Locomotiv club, via Serlio 25/2 – Bologna Costo: 15 euro + d.p.

 

di Erika Gardumi

 

La storia di Bombino è tanto intensa e ricca che non sembra possibile raccontarla fino in fondo. Lui un modo l’ha trovato: attraverso la sua chitarra e la sua voce, strumenti di un suono profondo che affonda le radici nel blues ma cresce rami che si stagliano nel cielo africano del Niger, il racconto si addensa in un canto in lingua tamasheq che diventa la voce (ribelle) del suo popolo, i Touareg.

Omara “Bombino” Moctar, classe 1980, è il chitarrista africano rivelazione degli ultimi anni, e non solamente perché di lui si è accorto Dan Auerbach dei Black Keys, che ha prodotto il suo ultimo album, né perché sarà nella line-up del prossimo Coachella, uno dei festival must in fatto di tendenze nel panorama della musica mondiale, né perché abbia tra i suoi fan Robert Plant o i Gogol Bordello, né perché il regista Ron Wyman lo abbia eletto protagonista del suo documentario Agadez, the Music and the Rebellion.

O, almeno, non solamente. Tutta questa fama deriva da un fatto molto semplice: Bombino, che sarà al Locomotiv di Bologna giovedì 13 febbraio per un concerto della rassegna Express, ė un chitarrista straordinario, capace di tradurre sulle sei corde elettrificate l’orgoglio culturale di un popolo. Un suono che entra immediatamente in circolo, intriso com’è di riff blues, echi rock e di una voce delicata ma sicura che sembra alzarsi direttamente dal deserto. E’ un’atmosfera che si perde in lontani orizzonti polverosi, collocabili in un punto indefinito tra il Sahara e l’Arizona. Non fosse per le parole in lingua touareg, che spesso riprendono temi legati alle questioni geopolitiche delle tribù sahariane, il senso di libertà, spazi non domati e nomade viaggiare potrebbero essere accostate al sentimento di una certa frontiera americana.

Ma di Bombino certo non si può pensare che avesse bisogno di cercare contenuti altrove. La sua storia musicale ė intimamente connessa alla Ribellione per l’indipendenza Touareg che ha insanguinato Niger e Mali all’inizio degli anni ’90. Nascosto in Algeria da piccolo per sfuggire alle persecuzioni, Bombino impara a suonare la chitarra guardando i video di Jimi Hendrix e Mark Knopfler, e torna in Niger nel ’97 già convinto di seguire la carriera di musicista professionista. Qui prende il soprannome di “Bombino”, niente di meno che un errore di pronuncia sulla parola italiana “bambino”: quello che il 17enne Omara doveva sembrare quando imbracciava la sua chitarra elettrica sul palco. Nel 2007 il conflitto si riaccende, costringendolo all’esilio da un governo che vedeva la musica come istigazione per il movimento ribelle. Senza nascondersi il musicista dichiara in un intervista “I do not see my guitar as a gun but rather as a hammer with which to help build the house of the Tuareg people“. Una posizione che aveva già dovuto sopportare l’esecuzione di due amici musicisti. E’ solo nel 2010 che Bombino può tornare -tra l’esultanza dei suoi estimatori locali- alla natale Agadez e cominciare a incidere i suoi primi album, sotto la spinta di alcuni personaggi venuti dall’estero che trovano qualcosa di nuovo e magico nella sua musica.

Dopo un primo lavoro intitolato Agadez (2011), il secondo album pubblicato, Nomad, ha fatto presto il giro del mondo, facendosi notare da molti. L’attesa per il suo concerto bolognese é tanto più motivata da quest’ultima perla, un distillato di rock, sonorità blues e cultura nomade del Sahara. Buon vento lo porta.

11 febbraio 2013