Chiamatemi Ismaele

chiamatemi-ismaele-foto-veronica-billi-list

I ragazzi di OUT Pratello mettono in scena l’atto unico all’Arena del Sole

 

chiamatemi-ismaele-foto-veronica-billi-list

Chi: La compagnia di OUT Pratello guidata da Paolo Billi
Cosa:
 Chiamatemi Ismaele, atto unico
Dove: Arena del Sole, via Independenza 44, Bologna
Quando: dal 4 al 7 dicembre
Immagini: Foto di Veronica Billi

di Sergio Rotino

 

“Siete fra i pochi eletti!”. Lo ha detto Paolo Billi, prima che le luci irrorassero la scena dell’atto unico Chiamatemi Ismaele, allestito nel ventre dell’Istituto penale per i minorenni di via del Pratello…

I ragazzi di OUT Pratello mettono in scena l’atto unico all’Arena del Sole

 

chiamatemi-ismaele-foto-veronica-billi-slide

 

IN BREVE Chi: La compagnia di OUT Pratello guidata da Paolo Billi Cosa: Chiamatemi Ismaele, atto unico Dove: Arena del Sole, via Independenza 44, Bologna Quando: dal 4 al 7 dicembre Immagini: Foto di Veronica Billi

 

di Sergio Rotino

 

“Siete fra i pochi eletti!”. Lo ha detto Paolo Billi, prima che le luci irrorassero la scena dell’atto unico Chiamatemi Ismaele, allestito nel ventre dell’Istituto penale per i minorenni di via del Pratello e di cui ha curato messa in scena e drammaturgia. Una affermazione tremendamente vera, visto che solo in pochi hanno potuto assistere alla messa in scena del melvilliano Moby Dick. Dal 25 al 30 novembre i corpi e le voci dei ragazzi della compagnia IN Pratello, insieme agli studenti universitari di Botteghe Molière e a un gruppo di senior dell’Università Primo Levi, hanno dato stereoscopia fisica alle pagine di uno dei più grandi romanzi occidentali.

Sono state sei anteprime riservate oltretutto alle scuole superiori della città e non, e ai gruppi giovanili organizzati. Ma anche sei giorni di rappresentazioni differenti da quelle che il Teatro Arena del Sole ospita dal 4 al 7 dicembre nella Sala Thierry Salmon (giovedì-venerdì 20.30, sabato 20, domenica 16.30; Biglietteria e informazioni tel. 051.2910910).

Un po’ complicato da spiegare. In sintesi, chi assisterà all’Arena a Chiamatemi Ismaele, si troverà davanti una prova attoriale differente. Il perché è presto detto: la compagnia IN Pratello lascia il posto alla compagnia Out Pratello. I ragazzi in carico ai Servizi di Giustizia minorile, in misure alternative alla detenzione, prenderanno il posto dei ragazzi ospiti dell’Istituto Penale Minorile. Un cambio del testimone resosi necessario, così da permettere ai componenti della Out di continuare un percorso professionale in ambito teatrale, già testato con cinque differenti proposte drammaturgiche messe in scena dalla primavera di quest’anno.

Una “duplicazione” quindi nel lavoro di regia e drammaturgia portato avanti da Paolo Billi all’interno dell’Istituto Penale Minorile di Bologna. Si doppia la compagnia teatrale, si doppia l’impegno organizzativo e creativo, si doppia l’esperienza sul palco e i luoghi in cui questo avviene.

Non più una dozzina di repliche interne all’Istituto, ma sei “prove generali” qui e debutto vero e proprio in Arena del Sole con una tenuta di quattro giorni.

A Billi è servito il lavoro di quindici anni insieme ai tanti ragazzi del Minorile per creare finalmente quello che si può definire come un rapporto “non obbligato” fra attori e pubblico. Arrivare in un teatro cittadino, liberi da vincoli, soggetti esclusivamente al giudizio di chi assiste alla rappresentazione credo sia uno dei riconoscimenti più importanti di questo lavorare dentro una struttura penale.

E tutto questo inizia ora, attraverso un grande classico della letteratura mondiale, attraverso quel romanzo fiume che è Moby Dick.

Lavorando intensamente per tre mesi fra le pagine del capolavoro di Melville ecco nascere Chiamatemi Ismaele, testo drammaturgico che non può non partire dall’incipit del romanzo ma che non vuole né può esserne la semplice riduzione scenica.

Nelle intenzioni del regista l’unico testimone è Ismaele. Un personaggio che parla probabilmente a se stesso, preda però di una follia che rende tangibili i corpi e i racconti delle altre presenze: Queequeg, il capitano Boomer, Pip, il capitano Achab e la stessa Balena bianca.

“La metafora scenica” dice Billi, “traduce lo smarrimento, la dispersione, la disperazione, di chi, nel pieno dell’adolescenza, si ritrova trascinato, affascinato, travolto in un vortice”.

Proprio per questo lo spazio scenico è diviso in due livelli. Se in alto trova spazio la balaustra del Manicomio, luogo da cui proviene Ismaele e lungo cui si muovono alcune figure fantasmatiche armati di maschere contenitive, la parte bassa dello spazio è occupata da una doppia elica. È la rappresentazione del vortice d’acque con cui si chiude il romanzo, ma anche del gorgo interiore di cui è possibile preda Ismaele. Fra le sue spire e sopra di esse si muovono gli altri attori, quelli che interpretano soprattutto i marinai del Pequod, in una girandola di richiami e reinterpretazioni di quanto Melville ha scritto, di momenti in cui la tensione si fa palpabile per poi esplodere in inserti vaudevilleschi o carnascialeschi e rapidamente tornare nella bonaccia, lasciando spazio a riflessioni riprese da Tabucchi (un rimando felicissimo) sul come le balene vedono gli uomini.

L’attore che interpreta Ismaele tiene la scena egregiamente per un’ora intera, cercando una empatia con il pubblico attraverso una recitazione a tratti quasi urlata, ricca di frasi spezzate che rendono perfettamente il suo stato d’animo. A reggergli il gioco egregiamente tutti gli altri. Ma sopra tutti spiccano, per opposte ragioni, gli interpreti del fantasmagorico Pip e del silente Queequeg.

4 dicembre 2014