Julie Maroh presenta ‘Il blu è un colore caldo’

A Bologna l'autrice del fumetto da cui è tratto il film palma d'oro 'La vita di Adele'

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IN BREVE Chi: Julie Maroh  Cosa: presentazione della graphic novel “Il blu è un colore caldo”  Dove: Zoo, strada Maggiore 50/a  Quando: martedì 29 ottobre, ore 17  Costo: ingresso gratuito

È piuttosto difficile che un film tratto da una fumetto o dalla sua espansione, la graphic novel, eviti di rimare con “supereroi” ed “effetti speciali”. Accade poco, quasi mai. Per questo, quando ci si trova davanti a una eccezione, la meraviglia è doppia. Capita con La vita di Adele, Palma d’oro all’ultimo Festiva di Cannes, che il regista francese Abdellatif Kechiche ha tratto dall’opera prima di Julie Maroh, Il blu è un colore caldo, edito in Italia da Rizzoli Lizard (pp. 158, € 16) e disponibile in libreria dal 16 ottobre.

Due entità simili ma non identiche, il film e la graphic novel; due modi che pur sulla stessa lunghezza d’onda, interpretano autonomamente la relazione affettiva fra esseri umani dello stesso sesso, fra le loro menti e i loro corpi. Se la pellicola può risultare fastidiosa quanto intensa, nel romanzo grafico della Maroh il primo dei due termini scompare. Probabilmente perché la storia che narra questa giovane artista francese è prima di ogni altra cosa una storia d’amore, come universalmente si intende questo sentimento. Ma sotto l’aspetto amoroso, dopo i movimenti dell’innamoramento e dell’amore che accompagnano Clémentine ed Emma, i personaggi centrali de Il blu è un colore caldo, nelle tavole della graphic novel possiamo rintracciare altri temi, come quello della presa di coscienza e dell’omofobia. il-blu-e-un-colore-caldo-bologna interno01

Bene ha perciò fatto “Soggettiva. Rassegna di cultura lesbica“, a cogliere l’occasione dell’uscita del film e del romanzo grafico in Italia, per invitare Maroh a Bologna. Il Festival prodotto dal circuito ArciLesbica per la cura di Antonia Ciavarella, che si svolge dal 26 ottobre al 2 novembre in parallelo con l’undicesima edizione del festival internazionale Gender Bender, per la sua settima edizione intitolata Cerca il beat ha infatti deciso di misurarsi con quello che viene definito “il tema dei temi” ovvero l’amore, l’amore fra donne.

L’incontro che vede ospite Julie Maroh il prossimo 29 ottobre alle ore 17 da Zoo in Strada Maggiore 50/a sarà incentrato principalmente su questo aspetto oltre che sulle diversità fra libro e film.

A chi non avesse ancora visto l’opera di Kechiche né letto quella di Julie Maroh, consigliamo caldamente di acquistare prima il libro per poi entrare nella sala cinematografica. Non per una gerarchia di valore fra questi due media, quanto per comprendere la vastità del racconto messa in campo dall’autrice francese. Pubblicato in Francia nel 2010 Il blu è un colore caldo, oltralpe è stato un campione di vendite vincendo il premio Fnac al Festival del fumetto di Angouleme 2011. Il che la dovrebbe dire lunga sul suo valore, ancorché emotivo.

Come detto, il romanzo mette al suo centro la storia d’amore fra la quindicenne Clémentine e la venti-qualcosa Emma, dai capelli tinti di blu. La storia ha un impianto classico nel mescolare passione e tragedia, amore e morte. Indubbiamente la Maroh usa molti stilemi legati a un certo tipo di romanticismo per cui un amore “difficile” non può avere un lieto fine. Detto in maniera piatta: nulla allontana Il blu è un colore caldo da Anna Karenina o da Love story. A rendere unica la graphic novel è tutt’altro: la capacità, derivata dal trattare una materia in parte autobiografica, di affermare come un sentimento così profondo qual è quello amoroso non possa subire limitazioni squisitamente sessuali. I capelli blu di Emma sono il faro che guida Clémentine in questa tormentata evoluzione. Grazie a loro Clémentine passa dal grigio di una vita da ragazza al colore di una esistenza da donna, capace di scegliere non solo in base a un impulso, ma per quanto bisogna a se stessa.

Certo, non è un’evoluzione facile quella del conoscersi e riconoscersi, quella del comprendere quanto amare una persona del proprio sesso venga considerata come un aberrazione e non come sentimento scritto e vissuto in maiuscolo. E forse per questo Maroh ha necessità del dramma che tutto lenisce e tutto riporta nell’alveo di un romanzo coraggioso, ma non completamente.

24 ottobre 2013