Unastoria di Gipi, nuove storie

La presentazione con Gipi alla Feltrinelli giovedì alle 18 con Emidio Clementi

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IN BREVE Chi: Gipi Cosa: presentazione “Unastoria” (Coconino) Dove: Feltrinelli Piazza Ravegnana Quando: 7 novembre 2013 alle 18:00 Costo: gratuito

Dopo l’entusiasmo per il cinema e la macchina da presa, Gipi torna a far valere la sua arte in campo fumettistico. A segnare il passaggio da una forma artistica all’altra, la pubblicazione di unastoria (Coconino press, pg. 126, € 18), graphic novel presentata il 7 novembre alle ore 18 nella libreria Feltrinelli di piazza Ravegnana a Bologna dallo stesso autore in compagnia di Emidio Clementi, scrittore e storico leader dei Massimo volume, e del giornalista Alberto Sebastiani.

Per Gipi è il primo romanzo grafico dai tempi de La mia vita disegnata male, meglio conosciuto come LMVDM. Sono passati cinque anni da quel volume. Un lasso di tempo enorme, specialmente per la società culturale di oggi, che impone dittatorialmente una presenza costante sulle scene ad autori e artisti.

Il titolo di unastoria, tutto in minuscolo, tutto attaccato quasi fosse la parte iniziale di un indirizzo mail, in realtà nasconde un romanzo per immagini abitato da varie storie, che si intrecciano e si inseguono nel modo proprio dell’autore pisano: senza una apparente, evidente logica narrativa. In realtà sono essenzialmente due le storie che innervano le pagine del romanzo. Da una parte il presente di Silvano Landi, scrittore di un certo successo, che arrivato alle porte dei cinquant’anni è abbandonato dalla moglie e, di punto in bianco, va in stato confusionale finendo dentro un ospedale psichiatrico. Dall’altra la figura del bisnonno Mauro Landi, o meglio, le lettere che questo suo avo compone per Teresa, la consorte, dal fango delle trincee, durante il Primo conflitto mondiale. Lettere che strabiliano Silvano nel corso degli anni, perché compongono “una storia bellissima” quanto infida nel suo essere, come stigmatizza la figlia, “perfetta per non pensare ad altro”, per non vedere la realtà fino a quando essa non colpisce in piena faccia. Il desiderio granitico di vivere del bisavolo così da poter tornare dalla moglie e dal figlio, tanto assoluto da portarlo a commettere un omicidio, ha il suo rispecchiamento nella crisi di identità che annienta lo scrittore divorato da “stati allucinatori, disgregazione della realtà, depersonalizzazione”. A simboleggiare i suoi patimenti, un enorme albero secco quanto privo di radici, che disegna o che gli appare in visione.

Non prescindendo da un sotteso richiamo autobiografico, Gipi in unastoria tratteggia la metafora di una crisi (bellissimo in questo senso il terzo capitolo intitolato “Editor”). Per essere più esatti, quella crisi che colpisce uomo e artista quando avvertono l’inadeguatezza rispetto al compito che si sono prefissi. Letto in questa ottica, l’intero romanzo delinea il percorso che da un crollo e dal precipitare nel baratro porta a una nuova, intima realizzazione. Solo in questa specie di espiazione si trova la strada per casa, non c’è altro modo.
Leggendo unastoria, la cui vastità poetica si distende davanti agli occhi del lettore nell’alternarsi di pagine lavorate dal solo pennino nero e pagine dove regnano cupamente maestosi gli acquerelli o le chine o dove fa timidamente capolino la tecnica a olio, si viene colti da una certezza quasi matematica, ovvero che l’autore sia riuscito a trovare una “mistica laica” capace di spiegare quanto accade all’uomo. Gipi racchiude questa sua scoperta in una frase posta quasi in apertura di libro: “Malevola tanto è la natura, quanto amorevolmente protettiva è la nostra cecità”.

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07 novembre 2013