Catalogando si impara a leggere

Tre albi illustrati per ragazzini dai tre anni in su e per chi ama la grafica

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IN BREVE Cosa: Tre albi illustrati per ragazzini dai tre anni in su e per chi ama la grafica Dove: Nelle librerie specializzate Autori: Katja Spitzer e Jutta Bauer; Ruth Kaufman, Raquel Franco e Diego Bianki; Anna Kövecses

Durante l’ultima Fiera del libro per ragazzi, abbiamo visto e sfogliato una marea di illustrati. Tanti, belli, bellissimi e per tutte le età.
Non stiamo esagerando. Parafrasando, ma neanche tanto, il vecchio slogan delle edizioni Orecchio Acerbo, gli illustrati vanno bene dai 9 mesi ai 99 anni. Basta avere l’occhio, la mente e, diciamo, il cuore aperto e non esistono limiti nell’amare il lavoro grafico degli autori che lavorano in questo campo.

Bene ha fatto perciò Edizioni Lapis nella scheda di presentazione de Il libro delle cose reali e fantastiche, curato da Katja Spitzer e Jutta Bauer (premio Hans Christian Andersen Illustrator 2010), a scrivere che questo libro-catalogo è per tutti, bambini o adulti che siano.

Nato da una collaborazione fra Lapis e la cooperativa culturale bolognese “Giannino Stoppani” (e a firmare la traduzione del volume è Grazia Gotti), Il libro delle cose reali e fantastiche (pp. 120, € 18.50) parte da un assunto semplice: il principio di elencazione. A tutti, in special modo ai bambini, piace fare cataloghi delle cose che amano. Ecco che questo cartonato a colori crea un catalogo a priori, diventando un oggetto nelle cui pagine sono stipate quasi novecento immagini, realizzate da sessanta illustratori. E siccome le curatrici sono tedesche, gli illustratori rappresentano quanto di meglio la Germania pensa ci sia o esprime in questo campo (ricordate Look! il volume proposto proprio da questa nazione in qualità di ospite 2016 in Fiera? o Aktung kartoffel! laboratorio curato da Hamelin associazione culturale? Bene, siamo in quelle zone).

A parte questo, su 53 doppie tavole si distende la possibilità praticamente infinita per la fantasia di declinare l’oggetto singolo. Bauer e Spitzer hanno organizzato, dopo averle selezionate, le possibili interpretazioni della realtà per ogni singola voce presa in considerazione. I soggetti cambiano poi di quantità, possono essere 15 leoni e tigri o 10 fate o 19 divani e sedie. Non vi è un numero fisso di illustrazioni, né un numero fisso di illustratori per tavola, ma non vi è nemmeno un numero così preciso di doppie tavole.

Quello che importa è però che le due curatrici abbiano voluto “mostrare l’arte di illustrare in tutta la sua ricchezza, comunicare il piacere della diversità, il gusto per l’ironia e lo humor e godere per la bellezza di questa arte”. Con noi ci sono riusciti, ma siamo adulti. Domanda: cosa ne penseranno i bambini a sfogliarlo? Si divertiranno anche loro? Lo capiranno? Le curatrici rispondono diplomaticamente. “Crediamo che il libro sia un piacere per gli occhi e possa far nascere nei bambini, come negli adulti, il desiderio di prendere in mano la matita e di disegnare in prima persona”. Una non risposta? Beh, nelle pagine finali ogni illustratore disegna se stesso, creando un ulteriore catalogo ricco di siti web, città e date di nascita. Se guardate bene, gli ultimi quattro nomi dell’elenco appartengono a illustratori che avevano dai sei ai nove anni nel 2014, all’atto della creazione de Il libro delle cose reali e fantastiche. Ecco la vera risposta!

Forse Dire Fare Ballare. L’abbecedario che fa giocare le parole (Giralangolo EDT, pp. 38, € 15) non si può propriamente definire catalogo, ma libro-elenco sicuramente sì.
Creato in Argentina da Ruth Kaufman e Raquel Franco, insieme all’illustratore Diego Bianki, come abbecedario, però un abbecedario inusitato, che cerca di sgusciare via dalle maglie rigide di questo genere. Tradotto e adattato dallo spagnolo da Elena Rolla, questo illustrato ha vinto il Bologna Ragazzi Award 2015, categoria “New Horizons”. Per l’edizione italiana, autrici e illustratore hanno deciso di rielaborare alcune tavole così che fossero congrue, per parole e disegni, con le parole che fanno parte del nostro idioma. Il volume è quindi una vera e propria nuova edizione, destinata sempre ai ragazzini a partire dai cinque anni.

Se lo strumento abbecedario può apparire obsoleto, le sue declinazioni a livello grafico e di interpretazione narrativa sono sempre nuove. In questo caso specifico le autrici, con un Bianki perfettamente sintonizzato sul tema, hanno puntato (quasi) tutto sull’uso dei verbi fattivi, dei verbi che denotano un’azione. Cantare, ballare, giocare, ma anche emigrare (forzatamente), leggere, dare, ululare, persino oziare sono scelti perché indicano qualcosa che si decide di fare, che si fa, da soli o in compagnia. Oltre ai verbi nelle pagine del libro trovano spazio anche parole con la stessa intenzionalità o a cui la si può dare. Per cui ecco jogging (fare), kung fu (praticare il) o xilofono (suonare lo) o, ancora, quadro (che si può rubare o ammirare) ad alternarsi ai verbi “puri”.

Sia parole che verbi vengono declinati in alcune delle loro varie possibilità in un elenco sparso quanto gioioso. Tutti però spingono verso il movimento, verso una allegra frenesia. Su questo Bianki inventa i suoi personaggi, il loro interpretare colorato e scanzonato ogni azione. Così Dire Fare Ballare va dal bambino e dal cane, che in Amare (declinato come “amare la libertà”) fanno una pipì azzurrissima sul foglio bianco, ai due ragazzini inseguiti da un serpente verde in Zigzagare. Insomma, c’è tantissima attività in questo abbecedario-catalogo delle cose da poter fare.

Gioca con la scoperta delle parole un altro illustrato, che si pone idealmente a metà strada fra abbecedario e catalogo. Ideato dall’ungherese Anna Kövecses e destinato a bambini dai tre anni, Mille cose (Emme Edizioni, pp. 80, € 18, trad. dall’inglese di Michele Piumini) è prima di tutto un volume che prende per mano il lettore non alfabetizzato e, grazie a un interprete (genitore, parente ecc.), lo inserisce nel mondo del segno grafico, dove per “segno” si intende anche la parola.
Le illustrazioni della Kövecses sono semplici e molto colorate, così da potere essere attrattive per il bambino e facilmente decodificabili. Il testo invece si basa su domande, a partire da quella implicita nel titolo, ovvero: “Quante cose conosci? Mille?”. E queste mille cose vengono catalogate in una serie di capitoletti al cui interno ogni doppia pagina si apre con una domanda a cui il bambino verrà invitato a rispondere, attraverso l’apprendimento delle parole necessarie.
Per esempio, a “Che cosa c’è in bagno?”, si accompagnano varie immagini stilizzate della doccia come del sapone con in più la parola che le definisce. Gli oggetti presenti nelle tavole sono vicini all’universo del piccolo lettore in erba, così da creare una sorta di prefamiliarità e un approccio leggero alle parole che danno loro nome. A fare da guida o da tutore, ogni pagina ospita il personaggio di Topino. Il simpatico animale, viene presentato con dimensioni diverse, ma sempre ben visibile, diventando così un gioco di ricerca nel gioco dell’apprendimento del linguaggio e del “chi è cosa” nel mondo che circonda il bambino.

 

18 maggio 2016