Graphic Novel is Dead, la recensione del nuovo romanzo grafico di Davide Toffolo

Tre Allegri Ragazzi Morti in concerto a Bologna il primo luglio al Bolognetti Rocks

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IN BREVE Cosa: recensione della graphic novel di Davide Toffolo; TARM in concerto, “Per Principianti” tour  Dove: live @Bolognetti Rocks, Vicolo Bolognetti 2, Bologna Quando: 1 luglio 2014, h 21.30 Costo: offerta libera

Primo giorno di luglio, i Tre allegri ragazzi morti tornano a Bologna per la tappa estiva del loro tour “Per principianti”. Come lo scorso anno, la sede scelta per il concerto resta fissata al Bolognetti Rocks di vicolo Bolognetti 2 dove a partire dalle 21.30 (ingresso offerta libera) saranno sciorinati i cavalli di battaglia della ventennale carriera di questa band indie rock fra le più amate lungo la nostra penisola. Al timone, vestito immancabilmente da uomo delle nevi, Davide Toffolo figura particolare del panorama artistico, che nella vita coniuga il musicista con l’autore di graphic novel.

E proprio nel suo ultimo romanzo grafico, Graphic novel is dead (Rizzoli Lizard, pp. 143, € 16), Toffolo si inoltra in un ragionare attorno a questi due volti della sua carriera o meglio, del suo “lavoro”. È un ragionare che pesca molto dalla sua biografia, a tal punto che il volume è inestricabilmente legato alla sua esperienza di fruitore di fumetti e di musica. La storia è costruita sull’asse di un continuo andirivieni temporale dove si alternano flashback, presente, passato narrato da un qui e ora fittizio (la casa dell’autore) e inframmezzato dall’inserimento di “fotografie illustrate” in cui Toffolo veste letteralmente i panni di El Tofo, lo yeti che sale sul palco a suonare la chitarra e a cantare i pezzi dei Tre allegri ragazzi morti. Ma è che, appena finiscono le foto – scattate da Cecilia Ibanez durante il tour del 2013, e iniziano le tavole colorate da Alessandro Baronciani, in Graphic novel is dead si assiste al disvelamento dell’uomo dietro la maschera da teschio.

È lungo le tavole di cui si compone questo lavoro che Toffolo diventa se stesso, è qui che Davide o Da’ si mostra, offrendo al lettore in maniera rapsodica una parte del suo passato e qualcosa d’altro: una certa ironia venata di mestizia, una fragilità dettata non dal rimpianto ma dal tentare di essere completamente sincero, alla pari con il suo pubblico. Forse è per questo che l’oracolo di Andy Kaufman ha così tanto spazio.

Certo, la storia può essere letta come un nuovo travestimento rispetto a quello usato con la band, come un nascondersi dietro un’altra (altre?) maschera così da esporsi solo per quanto si desidera. Ma Toffolo ha da sempre una fascinazione per le identità segrete, e lo denuncia proprio nelle pagine del romanzo. Le sue opinioni quindi si fanno “più sincere” se può veicolarle attraverso un filtro, sia esso il travestimento da palco o l’autoritrarsi in un fumetto. Sicuramente è nel riquadro della tavola che il raccontare e il ragionare su se stesso, sul perché scriva canzoni al pari di graphic novel, acquista una pienezza. Lo fa non tanto negli sprazzi di intimità, nel notturno dialogare fisicamente e non con l’altro sesso, ma quando mette in scena in maniera indiretta il perché di alcune sue scelte. Accade le volte in cui appaiono o la figura di suo padre o quella di Pasolini intesa come padre spirituale, putativo. In quei momenti qualcosa si accende, un pezzo della maschera sembra cadere per lasciare spazio a verità incontrovertibili. Accade anche altrove, ma non con la stessa forza.

Il personaggio di Pepito, il pappagallino inseparabile che accompagna l’avatar cartaceo di Toffolo nella storia, è allora non tanto l’altra metà di “una nuova coppia comica” bensì un totem, un richiamo alla realtà capace di non fargli perdere le coordinate, di tenerlo sempre ancorato alla parte cosciente di sé. Pepito è la concretezza, è la sicurezza che il mettersi a nudo, il raccontarsi non venga frainteso. Concretezza che, dotata di parola, si può rintracciare in Kellie, la rossa americana venuta in Italia «per vedere se esistono forme di vita intelligenti… fuori da New York». Le sue battute, apparentemente strambe, ne sono piene e rappresentano l’indicibile del pappagallino.

Alla fine ogni tassello di Graphic novel is dead va a comporre una commedia umana estremamente libera per modi ed esecuzione, nel cui disegno generale tutto si tiene, tutto ha senso. In queste tavole si tirano un po’ le somme del lavoro fatto in precedenza e si getta una luce ancora più intensa sul pensiero di questo fumettista-rockstar quaranta-something. Un punto di passaggio nel suo modo di raccontare, allora. Una storia che porta a maturazione alcune scelte stilistico-contenutistiche, senza tradire le aspettative del lettore. Mandandogli sempre ironici, sentiti «bacini e rock’n’roll».

1 luglio 2014